Rififi

Io mi adatto alle cose malmesse. Intendo dire che non mi piace metter ordine alle cose. Se qualcosa non è a posto di fronte a me, io non la metto a posto. Mi metto a posto io.

Licenza Creative Commons

Eccomi


lil_v


Feaci poesia; Mario Pandiani; ContreJour


target

Blogger: toporififi
Nome: mario pandiani

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Feeds

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte

domenica, 16 novembre 2008
DESERTSHORE

Oggi è una bella giornata d'autunno e il sole tiepido perde tempo fra le case, ho bisogno fisico di suonare.
Questa notte è venuta a bussare alla porticina segreta della mia anima una voce che, sepolta dagli anni, non ricordavo quasi, o non volevo ricordare.





Uno dei modi di raccontare una figura che per me è stata importante è quello di legarla, come immagine e come carattere al titolo di qualcosa che ha suonato o cantato.
Nico, per me, è "La cicatrice interieure" un suo film diretto dal compagno di allora Philippe Garrel.
Potrei dire così, che lei rappresenta tutto ciò che non ho potuto avere dalle donne che ho amato.
Lei è l'inverno della mia anima, la mia regina delle nevi, l'orizzonte intero di quello che per me rappresenta la voce femminile.
Nico, l'avrei amata fino alla fine, attraverso il disfacimento e l'oscurità di un'anima dilaniata e alienata. Se l'avessi incontrata avrebbe potuto trasformarmi in un Erich Von Stroheim per seguire la sua voce nel buio perenne, in cambio di qualche rara, fioca luce per guardarla ogni tanto.

Cacciata dal gruppo che contribuì largamente a lanciare, insieme all'altro elemento fondamentale, John Cale, l'alchimista, il musicista che ha costruito le due colonne portanti della mia musica di quei tempi, My My Music; gli Stooges di Iggy Pop e i Velevet Underground di Lou Reed.
John contribuì in larga misura alla creazione della sua carriera solista e le fu sempre vicino con le sue magie che lei raccolse nelle sue tetre dolcezze, senza chiedersi chi era la star, chi era più fotografato, senza compromessi, a parte quelli che le furono imposti senza chiederle il permesso.

Parlare di lei mi pesa enormemente, meno se ne sa meglio è, il gossip e lo svelamento di quelle parti della sua vita che eccitano i voyeurs, mortificano troppo il cristallo della sua voce che trascende persino la sua bellezza, bellezza a cui rinunciò senza troppi rimpianti, accettando l'invecchiamento come naturale perfezionamento del suo carattere, se non della sua identità, dimensione che aveva smesso da tempo di cercare.

Non mi dispiace che sia morta, è sepolta insieme a sua madre, non so dove, ne voglio saperlo, tutto ciò che mi allontana da lei mi fa bene.
Ho visto una fotografia della sua tomba, un cero ortodosso con l'icona della Madre di Dio rischiara il suo riposo, qualcuno, devoto, porta del vino, altri dei sassi, che è meglio che rubarli come succede dal suo vecchio amico Jimmy a Parigi.

nico_p1


 

 

Postato da: toporififi a novembre 16, 2008 16:19 | link | commenti (5) |

martedì, 11 novembre 2008
L'occhiale malinconico

Mice_Stock_1_by_Impulse_Stock






Morti, sono circondato di morti, on couche toujour avec les morts, on couche toujour avec les morts...

sono così tanti che non ho tempo di salutarli quando muoiono.
Oggi Roberto Saviano ha scritto un articolo ricordando Miriam Makeba, e riporta queste parole; il blues è quello che i negri hanno sempre avuto al posto della libertà.
Tutti noi abbiamo anche la morte al posto della libertà, noi che ad un certo punto della nostra vita ci abbiamo flirtato con la morte, sarà per questo che oggi mi sento il becchino di splinder, per quello che i preti cattolici chiamano: la vocazione, perchè mi trovo meglio a parlare coi morti che coi vivi.
Miriam Makeba è morta come ogni artista vorrebbe morire, cantando, ieri invece c'è stato il recital di Liza Minnelli a Torino, Francesco, mio fratello di sax, è stato a sentirla, mi ha raccontato dell'eccezionale performance, dell'energia e del cuore di quella donna.
Dopo lo show, come sempre, ha raggiunto il backstage per salutarla e farsi firmare un disco.
Quando l'ha vista uscire, però; ho visto la disperazione, mi ha detto, uno scricciolo di donna impaurita, che cercava protezione dall'assalto di beceri collezionisti di celebrità, ho visto quegli occhi che illuminavano la platea, contratti, come se volessero chiudersi sul mondo, ero stato in un sogno e adesso mi risvegliavo al dolore, così mi ha detto.
Ho pensato subito a Edith Piaf, stesso modo di morire mille volte, ogni volta che il sipario cala, di vivere nella morte e di trovare due ore di vita splendente nei recital.
Quando compro "Musica Jazz" la prima cosa che vado a guardare è chi è morto, dovrò scrivere un post, penso, sono circondato da morti e non riesco a seppellirli tutti, a recitare il Trisaghion sulla tomba di tutti, a salutarli, e sempre nuovi se ne aggiungono.


(Elio e le storie tese, Li Immortacci)

Postato da: toporififi a novembre 11, 2008 22:06 | link | commenti (4) |

sabato, 08 novembre 2008
A CHANGE IS GONNA COME

La strada dell'emancipazione, lo sappiamo, è costellata di lapidi.
Su alcune di queste il tempo e l'oblio hanno quasi cancellato il nome, quella di cui voglio parlarvi oggi è quella del piccolo Baby Huey.
La scena di Chicago lo vide con la sua band, i Babysitters, innestare sulla musica soul funk una psichedelia formidabile. 
James Ramey, si presentò subito come un ossimoro vivente, la sua stazza, 160 kg, che arrivò verso la fine a 180, gli dava una presenza scenica unica, e il nome d'arte che si trovò è quello di un personaggio dei cartoni animati, un papero infante ciccione.


huey
Durante i concerti prese a raccontare di se con una pronuncia ritmica che, benchè sia patrimonio del blues fin dalle origini, anticipò, per la verve travolgente, la cifra dell'Hip hop.
Questo suo peculiare rap lo chiamarono Ramey's rymes.

Due personaggi leggendari raccolsero il suo talento; Donny Hataway e Curtis Mayfield, che lo trascinarono a forza nelle sale di registrazione della Curtom Records di Mayfield, dove incise poche straordinarie gemme, fra cui "Mighty Mighty Children", che Mayfield stesso scrisse appositamente per lui e che, unico pezzo live del disco, testimonia di quella realtà come la poterono ascoltare a Chicago tra il '63 e il '70.



Il 1970 fu un anno prodigo, di dischi e di lapidi, così il suo unico straordinario album usci postumo.
Non è gratis, infatti, che un'anima canta da un sepolcro di carne così pesante, dalla discriminazione razziale e dalla derisione dei compagni di scuola; fu il dolore a colorare la sua voce, voce che la gente era abituata a sentire da idoli erotici come Marvin Gaye o Otis Redding, voce che usciva da una creatura goffa e strana.
Nelle lotte contro la segregazione razziale abbiamo visto campioni umani la cui figura ricordiamo anche per la bellezza fisica, uno dei motti delle Black Panthers era "Noi neri siamo belli", Angela Davis, Malcom X, gli atleti di Città del Messico, fino a oggi che abbiamo un presidente degli Stati Uniti bello giovane e abbronzato.
In generale associamo questo tratto superiore della gente di colore a chi ne ha rivendicato la libertà e l'uguaglianza, nella musica questo fatto è anche più sensibile.
Baby Huey non se la passava proprio bene e l'eroina, questo controllore sociale, si impossessò di lui, e, come spesso succede, togliendogli la vita gli lasciò in cambio quella particolare e inimitabile tonalità di amaro che ha colorato le migliori voci del XX secolo.
Così dopo Jimi Hendrix, a settembre e Janis Joplin in ottobre, l'autunno del 1970 si prese Baby Huey, nella stanza da bagno di un motel, a Richmond nell'Indiana dove era nato 26 anni prima.

Album_cover_james_ramey


Baby Huey and the Babysitters - A Change Is Gonna Come (Sam Cooke)

Postato da: toporififi a novembre 08, 2008 16:37 | link | commenti (5) |

mercoledì, 05 novembre 2008
40

9b55e53faa7800aad219d981012eeb00



(Mingus - Freedom)

Postato da: toporififi a novembre 05, 2008 22:54 | link | commenti (8) |

martedì, 04 novembre 2008
The mOdern daNce


pere ubu modern dance




Per farmi perdonare del post precedente ho deciso di trasmettere su questa stazione, l'ultima stazione libera di questo mondo, uno dei migliori pezzi della mia collezione.

Il gruppo viene da Cleveland nell'Ohio, ed è la miglior band, in senso assoluto, dell'era garage new wave degli anni '70.
Non sentirete mai un simile impasto di alienazione, tenerezza e forza, di intelligenza musicale, tradizione e libertà, certo nel mio cuore deve fare i conti con l'iguana e un altro paio di ragazzi (e ragazze), ma quello che in assoluto non troverete mai nei Pere Ubu, é un atomo di "pop".
Quando comprai "The Modern Dance" la mia vita cambiò e il desiderio di suonare si consolidò.
Loro andavano avanti, secondo lo spirito dei gruppi garage, senza curarsi di quello che succedeva, e raccontarono nel modo più stridente e generoso l'alienazione di una generazione.

Ma sto invecchiando e, oltre a diventare sentimentale, non trovo più le parole per parlare della mia musica, a questo proposito devo confessarmi con voi.
L'altra sera ero all'Askatasuna, un centro sociale dove vado a suonare il jazz, io faccio fatica a suonare il jazz, normalmente quando mi fanno salire sul palco il mio asolo scardina il pezzo, mi trovo a percorrere strade che pochi sono in grado di seguire, per lo più la sensazione è che gli guasto il giocattolo, ma io quando suono getto l'anima e il sangue sul palco e del pezzo in se me ne fotto, quello che cerco è l'interplay, lo scambio ad un livello più aperto, senza rete.
Ero al bar a finire l'ultimo bicchiere di birra e ne parlavo, di questa cosa, con un amico, un chitarrista anni '70, uno con le radici, un garibaldino, e ci siamo guardati dicendoci: non c'è niente da fare, questi giocano ai grandi, fanno gli adulti, ma noi, noi siamo nati punk e moriremo punk.
Per voi, una grande ballad di pura emozione; Humor Me, the Père Ubu, Humor Me.

Play it loud!



Postato da: toporififi a novembre 04, 2008 01:39 | link | commenti (2) |

venerdì, 31 ottobre 2008
Catharsis

Bene bene bene, figlioli, il vecchio Lupo Solitario torna a ululare alla luna, insieme agli amici sciacalli e coyote e chiunque non abbia nulla da fare e abbia tempo da perdere, haaaaa ha ha ha hha haa!
Dunque non avendo molte cose da consigliare a quei ragazzi giù in strada, agli studenti voglio dire, se non che usino la loro intelligenza per non farsi fottere e non sentendomi più di criticarli per aver avuto la mano leggera con quei fascisti giù in piazza Navona, riprenderò il mio lavoro e vi voglio proprio parlare di un disco, un rarissimo disco della tarda era Prog/Psych.
Due giganti si fronteggiano con le loro chitarre e suonano con un seguito di pochi professionisti all'altezza.
E' così raro che gli interessati rasentano la nullità, benchè, haa ha ha ha, francamente, ce la mettessero tutta per essere à la page.

McDonald---Front-copia

Guardando la copertina si capisce che è gente che non scherza, figlioli!
Diplomati, probabilmente in un istituto tecnico della periferia di qualche grande centro urbano degli stati uniti, ha ha haa, qualche buco del culo del mondo per studenti difficili perbacco, ma, credetemi, razza di imboscati senzadio, hanno ben chiaro un concetto; la chitarra si suona così, punto e basta.

Catharsis fu, è, il loro unico, indimenticabile ed epico album.
Non vennero capiti e l'esperienza non ebbe seguito, non so se mi spiego.
Giu a Sonora, dove qualcuno li apprezza ancora veramente, dicono che Guy McDonald abbia proseguito la carriera di manovratore di Caterpillar nell'allora fiorente settore civile dell'edilizia e Stan Sherby dopo alcuni anni in cui si guadagnò da vivere come taxista fece perdere le sue tracce inoltrandosi nelle foreste del grande nord, dove, altri sostengono, ha cambiato nome diventando discepolo di un santone guaritore in odore di follia, ha haaaa ha ha ha, gente con le palle quella.
Non si hanno notizie, ne dagli archivi della polizia dello stato del Minnesota, ne da quelli fedrali, che l'attività di Sherby e del suo mentore celasse alcunchè di criminoso, brava gente insomma, se non hanno avvelenato qualche pivello con i loro intrugli.

La loro musica, tornando al discorso, è esemplificativa di un cambiamento che era nell'aria, puah,  anticiparono troppo, questo non te lo perdona nessuno; il devastante ruolo che la tecnica chitarristica avrebbe avuto nel rock degli anni '70.
La verità vera è che il genere Metal avrebbe presto dominato imponendo a tanti ragazzi le sue regole, insomma non lasciò che un pensiero musicale pur robusto, ma non privo di un suo lirismo, trovasse spazio vitale sufficiente, vena che solo Slash dei Gun's ha saputo spremere dalla sua Gibson, quel bastardo.
Questo unico disco, ragazzi, ve lo dico perchè certe cose mi fanno incazzare davvero, fu oggetto di una speculazione speciosa, alcuni, invidiosi, sostengono, ancora oggi, che l'album sia stato registrato nei '70 avanzati, anche 73, 74, e che la data che appare sulla copertina della prima introvabile edizione della "Omniscent Records", il '69, sia un refuso millantatorio.
Certe cose fanno male, veramente male.
Noi rigettiamo decisamente questa calunniosa versione e prendiamo le distanze da questi critici prezzolati, incestuosi pezzenti bastardi al soldo di majors multinazionali, e professiamo apertamente il messaggio elettrotecnico di questi due pionieri di un genere che non nacque mai, haaaaa ha ha ha ha haa.

This shit is just straight up groovy man! Front to back...



(McDonald & Sherby, Drivin' Me Crazy)

Postato da: toporififi a ottobre 31, 2008 01:21 | link | commenti (5) |

mercoledì, 29 ottobre 2008
Adesso tutti possiamo scrivere una riforma

Trovato su vibrisse, è adorabile, lo vorrei.


writer_s_toolbok_fronte

Postato da: toporififi a ottobre 29, 2008 23:37 | link | commenti |

sabato, 11 ottobre 2008
REBUSH





tell us you hate bush

262233494_d0f8890b0f
Courtesy - puzzledwithaplomb.blogspot.com

Postato da: toporififi a ottobre 11, 2008 13:26 | link | commenti (7) |

sabato, 04 ottobre 2008
VERDE

Prescindendo dall'inqinamento che la lega ha apportato a questo colore meraviglioso, ricevo da CTS una interessante news:

La sensibilità dell'occhio umano non è uguale per tutte le componenti della luce. Infatti, è talvolta difficile distinguere tra due tonalità di rosso o blu simili tra loro; per il verde, invece, solitamente il nostro occhio distingue alla perfezione anche minime sfumature. Nelle sue varie tonalità, il verde è probabilmente il colore più diffuso sulla terra, e questo lo ha sempre reso uno dei colori indispensabili sulla tavolozza di ogni artista, il quale tuttavia non sempre riusciva ad avere la sfumatura di verde sperata. Ecco a voi la complessa storia dei verdi......

qui


eyes-400
 

Postato da: toporififi a ottobre 04, 2008 12:39 | link | commenti (1) |

domenica, 28 settembre 2008
LIVING ALONE

Integrazione per Missy.

Bruno Hoffman; W. A. Mozzart; Adagio for Glass Harmonica Solo, K. 617a.


cover ori

Ciao ragazzi, huuu ultimamente ci si incontra ai funerali, lo diceva sempre la mia vecchia; prima dei quaranta ci si incontra ai matrimoni, dopo i quaranta ai funerali, Ha Ha Ha, stasera su Sky ho sentito William Goldman, lo sceneggiatore di Butch Cassidy e Sundance Kid, e mi ha sparato fuori sta roba: "Era così bello che nessuno si accorgeva di quanto era bravo", forte il ragazzo, sintetico, ma ci ha preso.
Dio sa se non ha cercato tutta la vita di scampare a questa maledizione, essere bello, così bello che la gente non vede altro, ha ha haaaaa haa ha, pensare che c'è gente che darebbe la virtù posteriore per averla questa scocciatura, senza offesa.
Beh ragazzi, un giorno, vedendo un'intervista con Amos Oz, sapete di chi parlo no? siete gente mediamente istruita , voi che ascoltate la mia radio, beh ebbi la stessa impressione di quando guardo un film con Paul Newman, mi dico, sono sincero eh, non prendetemi per un culattone o altro, ma mi dispiace davvero di non essere una donna sapendo che ci sono ragazzi così in circolazione.
Di solito non che li guardo gli uomini, voi me mi conoscete no, il vecchio Lupo Solitario è piuttosto un allupato nei riguardi delle sottane, se capite cosa intendo, ma mi colpisce sempre un uomo di carattere, si perdiana, a volte, in rare occasioni, ho modo di considerare che, non so se la conoscete quella storia, quell'aneddoto antico... si, di Marsia,  non so bene neanch'io come è andata, ma a saperlo c'è da cucirsi la bocca, allora dicevo, di quelle nove parti di piacere che toccano alla donna nell'amore, nove su dieci, che diceva lui e per questo l'hanno scuoiato, un bel pezzo certo spetta agli occhi.

E' così ragazzi, ho visto da poco un suo film, già, ho messo la locandina su in bacheca se non ve ne siete accorti, il film che ho visto non passa certo per uno dei migliori suoi, mah, diciamolo pure è un gran film, avrà fatto parlare di meno ma è una pellicola di tutto rispetto, porcogiuda, ma state a sentire, a parte il mio amore sviscerato per Johnny Mandel, c'è un pezzo della colonna sonora che Newman deve avere amato; Living Alone, che per ironia non è neanche di Mandel, ma di quel lacchè di Prévin, ecco, è quì... segnato da qualche parte sul disco, adesso lo trovo.
Scusate, mi si è rotto il frigorifero e devo finire i ghiaccioli, ne volete uno? accidentaccio, ho tutte le dita appiccicose, la console qui è uno schifo, beh, forza... sto mettendo insieme pezzi senza logica, tanto non trovo neanche  una logica nel suo lavoro di attore, accidentaccio, certo è che lavorava in modo superbo, ma quello che voglio dirvi, se mi capite, è il fatto che era bello e bravo, ma non solo bravo come attore dico, era una brava persona, accidenti, uno che si dedicava agli altri, amava sua moglie, he he, era più fedele a lei che a se stesso, e ha sofferto, diavolo se ha sofferto, faticosamente è uscito dall'alcol, abbiamo fatto qualche seduta insieme agli alcolisti anonimi, poi mi hanno trasferito alla radio quaggiù
nel Texas, ad Anarene, e non l'ho più visto, beveva forte allora, ma ne è uscito, aveva le viscere straziate dalla morte del figlio Scott.
Ma che sto a raccontare, sapete già tutto, e da oggi ne sapremo tutti di più, con la quantità di coccodrilli che ci sono già in giro.
E' maledettamente difficile da ricordare un uomo così, è sempre difficile ricordare un attore come uomo, come persona, e non vorrei neanche abituarmi al genere, capite cosa intendo, del lamento funebre, e' una vita che trasmetto musica e notizie belle e brutte e vorrei conservare la freschezza, lo sgomento, il fottuto senso dell'inattesa perdita, inattesa perchè non si pensa tutti i giorni a Paul Newman che è vecchio e prima o poi tira le cuoia, bisognerebbe allora farlo con tutti, visto le recenti premature scomparse, beh, come dicono i poliziotti nei film davanti a un maccabeo; Non riesco proprio ad abituarmici.
Ma lo sapete, quando mi manca la parola... c'è qualcuno che ha composto musica, haaa ha ha ha, rendiamo un po' a Johnny Mandel il joystick dei miei sentimenti e, spero, dei vostri se non siete dei cuori di sughero, ha ha ha ha ragazzi, dedico al detective Harper questa grande ballad, di Johnny Mandel, tra le mie favorite, credeteci; L'Ombra del tuo Sorriso, Dexter Gordon signori!, The Shadow of your Smile...


Postato da: toporififi a settembre 28, 2008 00:49 | link | commenti (4) |

Foto Recenti